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12 marzo
– 2 luglio 2017

MASI LAC

A cura di
Marco Franciolli
con Edwin Jacobs e
Charlotte Schepke

Mostra realizzata in collaborazione con

Centraal Museum Utrecht
centraalmuseum.nl

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Partner principale

Craigie Horsfield

Of the Deep Present

MostreMASI LAC

Il Museo d’arte della Svizzera italiana, in collaborazione con il Centraal Museum di Utrecht, dedica un’ampia esposizione monografica a Craigie Horsfield, artista britannico che nel corso della sua carriera ha sviluppato importanti riflessioni sui concetti di relazione sociale e “lunga durata”, conducendo nel contempo una straordinaria indagine sulla natura stessa dell’immagine fotografica.Nel suo lavoro ricorrono ritratti, nature morte, nonché momenti di vita quotidiana, riti e riflessioni sulla società, sugli individui e le relazioni, esplorati con tecniche innovative che tendono a stemperare i limiti fra le varie discipline artistiche. La fotografia costituisce infatti solo uno dei molteplici tasselli che si sovrappongono nella sua produzione artistica: a partire da un negativo, o da un fotogramma, Horsfield produce opere di grande formato realizzate con tecniche sorprendenti e disparate come arazzi e affreschi.
La struttura narrativa della mostra si sviluppa in sezioni incentrate su opere emblematiche, sovente lavori monumentali come i maestosi arazzi dedicati alla scena apocalittica di Ground Zero o al Golfo di Napoli in un’ambigua visione notturna. Lo straordinario percorso che ne scaturisce porta alla luce le relazioni che intercorrono fra eventi accaduti in luoghi e momenti apparentemente lontani, fra le persone che ne sono state partecipi e gli spettatori che ne fanno scoperta in mostra. 
Il concetto di relazione – inteso sia come il legame tra individui sia come il narrare, il raccontare – è centrale nell’opera di Horsfield. Nei progetti che ha realizzato appositamente per questa mostra, così come in altre numerose occasioni, ciò è particolarmente evidente. Secondo l’artista un’opera d’arte si realizza pienamente solo grazie al ruolo attivo del pubblico: «Ciò che avviene qui è il riconoscimento di un passaggio di comprensione, di raccoglimento e di identificazione, l’impressione di dare tempo e profonda attenzione al mondo e agli altri, e a un presente profondo. […] A volte questi passaggi sono fluidi nelle loro interrelazioni, altre volte sono spigolosi e discordanti, e all’interno della struttura ci sono strati su strati di associazioni, citazioni e allusioni, dentro le opere, dentro la narrazione e nel corso della storia, la storia immaginata come un presente profondo». 
A partire dalla fine degli anni sessanta Craigie Horsfield ha realizzato delle opere sonore, strutture composte da suoni preregistrati e musica, e la configurazione stessa della mostra è articolata come i movimenti di una composizione musicale. Accanto agli arazzi, agli affreschi e alle stampe, il percorso espositivo include una nuova opera sonora composta e mixata dall’artista insieme al compositore e musicista Reinier Rietveld con il quale collabora da decenni. Questo elemento sonoro, in dialogo con le altre opere, contribuisce all’elaborazione di nuovi e specifici significati. 
La mostra presenta una serie di ritratti inediti realizzati a Lugano e a Utrecht appositamente per questo progetto espositivo. Ciò che prevale in queste immagini è l’esplorazione dei processi attraverso i quali cerchiamo di comprenderci l’un l’altro e di esistere insieme. Al tempo stesso queste opere affermano l’unicità delle persone che collaborano con l’artista e la loro singolare e unica esistenza nel presente, riconosciuta nell’attenzione dello spettatore, attraverso il raccoglimento, la sensibilità e l’empatia. È proprio con questa attitudine di generosa apertura che invitiamo i visitatori a scoprire la mostra.

Note Biografiche

Craigie Horsfield nasce a Cambridge nel 1949. Nel 1968 si iscrive alla prestigiosa Saint Martin’s School of Art di Londra. Inizialmente si interessa alla pittura per poi adottare un approccio interdisciplinare, che tuttora contraddistingue il suo lavoro, dedicandosi allo studio della fotografia, del cinema e della musica.

Nel corso degli anni settanta scatta le sue prime fotografie che vedranno però la luce sotto forma di stampe, generalmente di grande formato e a tiratura unica, solo un decennio dopo.

Queste opere vengono mostrate in una serie di importanti esposizioni itineranti, monografiche e collettive, tra il 1988 e il 1994 portando l’artista alla ribalta della scena artistica internazionale che, proprio grazie all’interesse suscitato dal lavoro di artisti quali Horsfield, Günther Förg, Jeff Wall e Thomas Struth inizia ad aprirsi alla fotografia. A partire dagli anni novanta il suo lavoro si concentra su una serie di progetti sociali, volti ad esplorare la specificità di luoghi e comunità disparati quali Barcellona, Bruxelles, El Hierro (Canarie) o ancora Napoli, solo per citare alcuni esempi.

Nel 1996 è tra i finalisti del Turner Prize e nel corso degli anni 2000 partecipa alla X e XI edizione della Documenta.