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Intervista a Urs Lüthi

12 artisti sulle pagine del Corriere del Ticino

Nato a Kriens nel 1947, Urs Lüthi appartiene a quel gruppo di artisti svizzeri che si è affermato a livello internazionale sul finire degli anni Sessanta. Il suo lavoro di quegli anni, con il quale indagava il tema dell’identità mettendo in scena se stesso tra ironia e ambiguità, l’ha portato a ottenere ampi riconoscimenti e a partecipare ad alcune mostre storiche, quali Visualisierte Denkprozesse (1970), Transformer (1977) e Documenta 6 (1977).
Lüthi, che oggi vive a Monaco e che è stato per vent’anni professore alla Kunsthochschule di Kassel, ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 2001. Tra le personali che gli sono state dedicate negli ultimi anni, ricordiamo quelle tenutesi al Lenbachhaus di Monaco, al Centre Pompidou a Parigi, al Kunstmuseum Wolfsburg, al Kunstmuseum di Lucerna, al MACRO di Roma e al Centre culturel suisse di Parigi.

Il suo intervento su questo giornale consiste in un selfie in cui appare con un’aria smarrita e confusa. Un’immagine in cui lo spettatore, come in molti sui lavori, è chiamato a rispecchiarsi. Questa foto corrisponde al modo con cui guarda alle vicende del nostro tempo?
È un autoritratto che appartiene a una serie di fotografie e sculture dal titolo LOST DIRECTION.  Nei miei lavori parto sempre da sensazioni ed esperienze personali per giungere ad affermazioni possibilmente generali. Le singole opere assumono poi significati diversi a seconda dei contesti dove vengono collocate, come nel caso di questo intervento sulle pagine del Corriere del Ticino, in cui ho voluto che l’immagine fosse posizionata nella sezione dedicata alla attualità politica internazionale. L’opera in se stessa non è però mai legata a vicende politiche precise.

Negli anni Sessanta lei è stato uno dei pionieri della Body Art, mettendo in scena il suo corpo in immagini in cui arte e vita finivano per fondersi, diventando indistinguibili. Non a caso uno dei suoi slogan recita: “Art is the better life”. Com’è nata l’idea di usare il proprio corpo come strumento artistico e qual è il rapporto tra la sua produzione artistica e l’impegno sociale e politico?
Stili o “etichette” artistiche non hanno nessun significato per me. La concezione di fondo del mio lavoro è il mio “stile”. Verso la fine degli anni Sessanta ho capito che noi filtriamo e comprendiamo il mondo e la nostra esistenza attraverso la nostra coscienza individuale. Questo significa che non c’è nessuna oggettività. Il concetto di oggettività è solo una convenzione, utile forse per organizzare in modo più facile la vita. Siccome però noi esseri umani siamo in fondo molto simili, ho iniziato a usare la mia persona come strumento di rappresentazione, per rendere chiaro che nel mio lavoro si tratta sempre di una percezione soggettiva che non ha nessuna pretesa di verità.
Il mio obiettivo è quello di raccontare la vita di un uomo in relazione al tempo in cui vive, dall’inizio alla fine, e questo a partire da percezioni completamente soggettive. Ovviamente in questo racconto sono sempre compresi anche gli aspetti sociali e politici.

Oggi è considerato uno dei maestri dell’arte degli anni ‘60 e ‘70. Qual è il suo modo di guardare all’arte di quel periodo e qual è l’eredità che quel periodo ha lasciato agli artisti di oggi?
Penso che per molti giovani artisti sia stato importante apprendere che in quegli anni persone come me (e come molti altri) abbiano iniziato a occuparsi di contenuti e di comportamenti e non solo di ricerche formali, che già agli inizi degli anni settanta, apparivano ormai esaurite.
Oggi nell’ambito dell’arte d’avanguardia l’obiettivo non è più quello di “scoprire” nuove forme (nuovi vocaboli), ma di raccontare finalmente delle storie personali, utilizzando l’alfabeto che le arti visive ci mettono a disposizione. Io mi considero uno degli artisti che hanno contribuito in modo determinante a questa evoluzione.

Intervista a cura di Elio Schenini, co-curatore di "And Now the Good News. Opere dalla Collezione Annette e Peter Nobel"
Pubblicata sul Corriere del Ticino sabato 23 luglio 2016